Illustrazione sul licenziamento per post diffamatori su Facebook, evidenziando come il rispetto della privacy limiti l’uso delle prove digitali secondo la Cassazione.
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Mi diffami su Facebook? Ti licenzio

Articolo pubblicato su Sintesi – rivista del Consiglio provinciale di Milano dei Consulenti del lavoro – nel numero di Giugno 2024.

Abstract

Il rispetto della privacy come limite alla prova digitale

La Corte di Cassazione ha ribadito che un post diffamatorio pubblicato su Facebook può giustificare il licenziamento del dipendente, poiché rappresenta una violazione del dovere di fedeltà e correttezza nei confronti del datore di lavoro. La sentenza sottolinea però l’importanza del rispetto della privacy: le prove ottenute attraverso modalità che violano la segretezza delle comunicazioni non possono essere utilizzate in giudizio. Una decisione che riafferma il confine tra libertà di espressione e responsabilità sul luogo di lavoro, anche nel mondo digitale.

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